Inchiesta vincitrice Premio Eretici digitali 2010

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30 gen

Catania vende, arrusti e mangia
I mercati dell’illegalità

L’abusivismo commerciale è un problema antico per il capoluogo etneo. Il fenomeno serpeggia per tutta la città, e col passare degli anni assume contorni preoccupanti. Impossibile dire quanti siano. Ecco un mini dossier per capire cosa sta succedendo.

I venditori ambulanti a Catania ci sono da sempre. E quelli abusivi sono sotto gli occhi di tutti.

Molti di loro qui hanno residenza fissa, siano essi catanesi o extracomunitari. I catanesi li tollerano: acquistare merce dagli abusivi o nei rivenditori regolari sistemati nelle bancarelle dello storico mercato o della pescheria, per molti non fa differenza. Anzi, in molti pensano di risparmiare.

Eppure, in ballo c’è la legalità che a Catania non sembra essere al centro delle pratiche quotidiane.

Impossibile fare una stima esatta dei commercianti abusivi.

L’unico dato certo è che sono tanti, ma non esiste un monitoraggio, anche ufficioso, su quanti siano in verità gli irregolari del commercio nelle nostre strade.

Complice la crisi, il fenomeno è in continuo aumento e non riguarda soltanto le aree delle fiere e dei mercati storici, ma tutte le strade della città e della sua periferia.

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Dove, come, quando

Nel mercato di Piazza Carlo Alberto, conosciuto anche come “Fera o Luni”, la “Fiera del Lunedì”, poiché in origine aperta solo il lunedì, secondo quanto afferma la Confesercenti di Catania, il sabato sera gli abusivi diventano quasi quanto i titolari e aumenta così, del tutto illegalmente, anche la superficie effettiva del mercato.

L’abusivo sceglie i posti di maggior traffico pedonale e veicolare, così, oltre alle aree della pescheria, lo storico mercato del pesce, e della stessa fiera di piazza Carlo Alberto, il fenomeno coinvolge arterie importanti come via Dusmet, il corso che fiancheggia gli Archi della marina e principale via di entrata della città dalla parte sud; via del Rotolo, nella zona del lungomare, famosa per i suoi paninari; via Plebiscito, con i venditori di carne di cavallo del quartiere Antico Corso; Corso Sicilia, galleria di merce contraffatta venduta dai senegalesi; e la periferia, come i quartieri di Picanello e Librino, dove gli ambulanti non autorizzati agiscono indisturbati.

In pescheria i banchi si trovano sotto il tunnel delle mura di Carlo V, in Piazza Alonzo di Benedetto e in Piazza Pardo. C’è un settore più ordinato nelle traverse, mentre nelle due piazze si violano le norme sanitarie e molti commercianti sono abusivi. Troppi i fili della luce che penzolano, in barba ad ogni norma di sicurezza, troppi i frigoriferi arrugginiti sotto l’arco e gli ombrelloni “posteggiati” in modo permanente. Gli stessi ombrelloni che impediscono ai turisti di fotografare monumenti importanti come la porta Carlo V.

“Arrusti e mangia”

A Catania l’“arrusti e mangia” è una pratica popolare che ha travalicato indenne generazioni di cittadini e coinvolto gioiosamente ogni ceto. E’ molto semplice: il cibo, per lo più pezzi di carne genuina, viene semplicemente arrostito nel barbecue all’aperto e servito caldo caldo con pane “di casa”. Solo all’olio di oliva e agli odori viene concesso spazio in questo banchetto semplice ma succulento.

Ma ora l’“arrusti e mangia” è diventata roba per abusivi. Nella centralissima via Plebiscito, per strada, a ridosso dello smog, in banchetti del tutto improvvisati sui marciapiedi e addossati alla vetrine dei negozi delle macellerie, non si potrebbe certo arrostire la carne. Eppure tutto questo avviene oramai da anni. Per lo più è quella di cavallo a finire nelle braci, e non sempre le fettine o le polpette equine sono di provenienza certificata e sana. Un bel problema in una città che conta tra le sue piaghe anche le corse clandestine, spesso guidate dalla criminalità organizzata, e la conseguente macellazione delle bestie altrettanto carbonara.

Gli abusivi occupano il suolo pubblico senza pagarlo, affumicano i passanti, intralciano il traffico e non emettono scontrini fiscali. E le macellerie che si improvvisano fast food all’aperto non possiedono la licenza per fare tutto questo.

Ogni tanto le forze dell’ordine denunciano e l’indomani delle operazioni i risultati si leggono sui giornali. Ma nella realtà niente cambia. L’“arrusti mangia” di via Plebiscito resiste, dall’ora di pranzo sino a notte fonda.

Paninari ad oltranza

I paninari di via del Rotolo dovrebbero lavorare, in base alla norma, dalle ore diciannove all’una di notte con un’ora di tolleranza per lo smontaggio del furgone. La maggior parte, però, non sposta il mezzo, non rispetta gli orari e molti hanno addirittura camion senza le ruote.

Secondo la Confesercenti di Catania, alla pescheria sono presenti circa 400 commercianti regolari e 200 irregolari, mentre alla fiera ci sono 800 autorizzati e 400 illegali. Inoltre, la Confcommercio stima che ci sono più di mille abusivi che girano per la città. Tra i commercianti in possesso dell’autorizzazione il 40% sono regolari, un altro 40% non sono in regola con le tasse e il 20%, disperato, cede l’attività e sceglie la via dell’abusivismo.

«A causa della crisi – dichiara Enza Lombardo, presidente della Confesercenti, che da 28 anni si occupa di abusivismo – alcuni regolari vendono le licenze e diventano abusivi. Ma l’abusivismo dilagante fa aumentare la crisi: è un circolo vizioso».

Secondo la Lombardo il problema è anche culturale: «Bisogna far capire a chi compra dagli abusivi, con la convinzione di risparmiare o di non fare niente di male, che alimenta l’illegalità e non risparmia affatto, perché se l’abusivo è un evasore fiscale le sue tasse le paga la collettività e chi si serve da lui». Ma soprattutto, il presidente della Confesercenti chiama in causa l’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Stancanelli «che si vanta di contrastare il fenomeno ma non agisce con concretezza».

Anche Salvatore Verzì, vice comandante dei vigili urbani e responsabile del reparto Annona (al momento in attesa di prepensionamento e costretto dal Comune di Catania alle ferie forzate) è arrabbiato. Si sente messo da parte e lotta per far valere i suoi diritti. Ci spiega il mondo degli abusivi catanesi. Ma, soprattutto, le responsabilità attribuibili all’amministrazione comunale. Verzì, da una vita impegnato nella lotta agli abusivi, è molto duro nella sua analisi: «Gli ambulanti nel loro complesso – dice Verzì – spostano circa 30.000 voti, numeri appetibili per il voto di scambio. Tutti i sindaci candidati, da quelli di centrosinistra a quelli di centrodestra, sono andati ai mercati a chiedere voti e appena eletti sono andati a ringraziare. Ecco perché c’è questa ritrosia, e questa discordanza tra quello che si dice e quello che poi si fa. Non a caso, quando la polizia municipale si muove davvero, i politici storcono il naso. E scattano le epurazioni».

«I controlli sono sporadici», aggiunge Enza Lombardo, confermando di fatto la tesi di Verzì. «I vigili urbani spesso vengono minacciati, quindi fanno i verbali ai titolari e lasciano impuniti gli abusivi. Succede anche con la Guardia di finanza che multa chi ha la licenza e non fa lo scontrino, giustamente, ma non controlla quelli che esercitano abusivamente perché dice che non è compito suo».

Mentre secondo la Confcommercio e la Confesercenti, i commercianti regolari provano intolleranza e rabbia nei confronti degli abusivi, secondo l’esperienza ventennale di Verzì: «Nei mercati capita che gli abusivi siano appoggiati dagli ambulanti regolari. In piazza Carlo Alberto gli abusivi del viale centrale sono tutti collegati con i regolari, altrimenti non gli permetterebbero di stare davanti al loro posto».

Il caso di Corso Sicilia

Punti di vista diversi, o realtà complessa?

Il “caso” corso Sicilia è sotto gli occhi di tutti. Da anni la via delle banche e degli affari è diventata un enorme bazar. Sotto i portici c’è di tutto. Decine di tavolini apri e chiudi che in un battibaleno si trasformano in mini scaffali di finte scarpe Hogan, finte magliette Burberry, finti giubbotti Belstaff. Le borse dalle griffe false sono di una certa qualità e sono sistemate per terra, sui marciapiedi, su ingombranti teloni che rendono difficile persino il passaggio dei pedoni. Sono borse che somigliano moltissimo alle Prada, Vuitton, Fendi originali. Un singolo pezzo può costare sino a 150/200 euro e non è un caso. Molti pezzi replicano fedelmente i modelli più recenti. Le signore bene comprano spesso. Non è raro vederle contrattare con gli abusivi, soprattutto senegalesi, anche se sono moltissimi i venditori catanesi doc, che fanno loro compagnia.

Di recente la polizia – non l’Annona – ha sgomberato i venditori senegalesi di Corso Sicilia. «Loro non votano», fa notare Verzì e afferma che «lo sgombero è un risultato parziale. Appena si allenterà il controllo, ritorneranno. Si dovrebbe indagare sulla merce contraffatta, che chiaramente non viene dal Senegal, ma è fornita da italiani. La loro attività è controllata dalla criminalità organizzata che alligna nei grandi mercati. Tant’è che il 30% circa delle concessioni regolari è intestato a donne: mogli, madri, figlie, sorelle, perché chi sta dietro non ha i requisiti morali richiesti dalla legge (DL n. 114 del 31 marzo 1998, ndr)».

L’abusivismo commerciale, poi, alimenta anche altri reati come quello del pizzo: non si può infatti pensare che un abusivo che opera nell’illegalità possa denunciare i suoi estortori. Ma questa, è un’altra amara storia.

foto tratta da napolimotus.com

Un Commento

  1. 1
    Gabriele
    3 febbraio 2010 at 15:22
    Permalink

    Se vi fate un giro nel rione del Largo Barriera, meglio conosciuto come “il Duemila” in certe ore del giorno, in particolare quelle di punta, rimarrete a bocca aperta! Premetto che il solo rione è diviso sotto la giurisdizione di ben tre comuni (Catania, Gravina e S.A.Li Battiati), ed è considerato periferia da tutti e tre. Pertanto è raro trovare vigili urbani, figuriamoci carabinieri e polizia (per inteso, ogni tanto li vado vedendo, ma solo se vanno a mangiare un panino al furgoncino dei fratelli “Trigghia”)!
    Negli ultimi vent’anni, cioè da quando sono nato, ho visto il mio rione subire una massiccia cementificazione: gli agrumeti di un tempo sono stati distrutti per fare spazio a un parcheggio scambiatore che non è mai entrato in funzione. Lo slargo del Duemila poi è stato totalmente occupato da una gigantesca “rotonda” (uso le virgolette perchè più che una rotonda ha la forma di una pera!!), che fra l’altro non è stata adibita ad ospitare neanche un po’ di verde, bensì hanno mantenuto la vecchia carreggiata all’interno. Figuratevi che le prime volte nolte macchine non vedendola, data la sua più unica che rara forma, e la sua totale assenza di verde, ci entravano direttamente dentro! La viabilità è diventata infernale, gli incidenti si sono moltiplicati, causando anche la morte di storici abitanti del quartiere. Le persone costrette alla sedia a rotelle inoltre non possono abbandonare il rione per via dell’assenza di passaggi pedonali! Tutto questo ammasso informe di cemento come se non bastasse, è diventato il regno di venditori ambulanti abusivi, che hanno dato al vecchio Duemila un aspetto tipo “casbah post-moderna”!!! invito tutti a visitare il mio rione, vero e proprio emblema della Catania di oggi!!!

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