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	<title>Sette giorni da Reporter per Catania</title>
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	<description>ELEVEN catania - Inchiesta collettiva a 11 voci</description>
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		<title>ELEVEN cataniaInchiesta collettiva a 11 voci</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 16:18:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosa Maria Di Natale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se pensate che le sfide siano roba d’altri tempi vi sbagliate, e di grosso. Noi ne abbiamo lanciato una, appena una settimana fa. E sono stati in undici a raccoglierla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Se pensate che le sfide siano roba d’altri tempi vi sbagliate, e di grosso. Noi ne abbiamo lanciato una, appena una settimana fa. E sono stati in undici a raccoglierla.<br />
</em></p>
<p>L’appello di “<a href="http://www.step1.it/index.php?id=6023-sette-giorni-da-reporter-per-catania">Sette giorni da Reporter per Catania</a>” ha funzionato. Hanno aderito aspiranti giornalisti, studenti, giovani professionisti. Ma la vera buona notizia è stata la risposta: sincera e giovane. Undici under 35 si sono misurati su dieci temi per altrettanti mini reportage, scritti o filmati, audio o foto. O tutto insieme, in pieno spirito multimediale, in una scommessa resa possibile grazie ai media digitali. Volevamo un’inchiesta collettiva. Eccola. L’abbiamo intitolata “ELEVEN catania”, in omaggio ai suoi giovani autori che hanno scelto argomenti e persone, modalità di racconto, accenti, passioni. A Noi è toccato solo mettere insieme i pezzi e guardare il risultato finale.</p>
<p>Di quale Catania parla il nostro dossier? Della Catania dei quartieri e degli sgomberi forzati, della Catania illegale e mafiosa, della Catania generosa e forte dei volontari, della Catania che non ha perso il coraggio dell’antiracket. Della Catania da amare e da odiare.</p>
<p>Ci vengono in mente le parole di Pippo Fava: “Per questo è puttana Catania, perché ha tante anime ed una sola risata. E perciò uno si innamora, viene tradito continuamente e continua egualmente ad amarla”. E’ vero. La nostra inchiesta, unica ma a più voci, dipinge una città reale, forse più vera di quella che molti vogliono farci credere.</p>
<p>Il digitale ha giocato la sua carta più importante, quella che può ancora salvare il buon giornalismo: l’informazione dal basso, creata con mezzi semplici ma genuini, tenuta in piedi dalla voglia di fare informazione per spirito civico accompagnato alle regole della buona professione.</p>
<p>Se undici giovani lavorano sodo giorno e notte per una settimana, scavando tra le pieghe della propria città, non è solo per vincere un’eccitante corsa contro il tempo. Ma anche per un&#8217;indescrivibile e un po&#8217; folle voglia di raccontare la verità.</p>
<p><em>Rosa Maria Di Natale<br />
responsabile Laboratorio inchieste e videogiornalismo per <a href="http://www.step1.it">Step 1</a></em></p>
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		<title>SPECULATION  Il nuovo oro dell&#8217;Antico Corso</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 22:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Pirrello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All’Antico Corso, quartiere nel cuore di Catania, per i residenti è difficile fare i conti con la speculazione degli affitti. La presenza dell’Università fa bene all’economia locale, ma i prezzi della case sono saliti alle stelle grazie ai finti contratti e alle pigioni in nero. E sono in tanti a dover andare via.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All’Antico Corso, quartiere nel cuore di Catania, per i residenti è difficile fare i conti con la speculazione degli affitti. La presenza dell’Università fa bene all’economia locale, ma i prezzi della case sono saliti alle stelle grazie ai finti contratti e alle pigioni in nero. E sono in tanti a dover andare via.</p>
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<p><em>foto  tratta da <a href="http://www.sudest.net/" target="_blank">www.sudest.net</a></em></p>
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		<title>Catania vende, arrusti e mangia  I mercati dell’illegalità</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 22:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Agata Pasqualino</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’abusivismo commerciale è un problema antico per il capoluogo etneo. ll fenomeno serpeggia per tutta la città, e col passare degli anni assume contorni preoccupanti. Impossibile dire quanti siano. Ecco un mini dossier per capire cosa sta succedendo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L’abusivismo commerciale è un problema antico per il capoluogo etneo. Il fenomeno serpeggia per tutta la città, e col passare degli anni assume contorni preoccupanti. Impossibile dire quanti siano. Ecco un mini dossier per capire cosa sta succedendo.</em></p>
<p>I venditori ambulanti a Catania ci sono da sempre. E quelli abusivi sono sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Molti di loro qui hanno residenza fissa, siano essi catanesi o extracomunitari. I catanesi li tollerano: acquistare merce dagli abusivi o nei rivenditori regolari sistemati nelle bancarelle dello storico mercato o della pescheria, per molti non fa differenza. Anzi, in molti pensano di risparmiare.</p>
<p>Eppure, in ballo c’è la legalità che a Catania non sembra essere al centro delle pratiche quotidiane.</p>
<p>Impossibile fare una stima esatta dei commercianti abusivi.</p>
<p>L’unico dato certo è che sono tanti, ma non esiste un monitoraggio, anche ufficioso, su quanti siano in verità gli irregolari del commercio nelle nostre strade.</p>
<p>Complice la crisi, il fenomeno è in continuo aumento e non riguarda soltanto le aree delle fiere e dei mercati storici, ma tutte le strade della città e della sua periferia.</p>
<p><a href="http://reporterin7giorni.step1.it/catania-vende-arrusti-e-mangia-i-mercati-dell%e2%80%99illegalita"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<h1><strong>Dove, come, quando </strong></h1>
<p>Nel mercato di Piazza Carlo Alberto, conosciuto anche come “Fera o Luni”, la “Fiera del Lunedì”, poiché in origine aperta solo il lunedì, secondo quanto afferma la <a href="http://www.confesercentict.it/site/news.php" target="_blank">Confesercenti di Catania</a>, il sabato sera gli abusivi diventano quasi quanto i titolari e aumenta così, del tutto illegalmente, anche la superficie effettiva del mercato.</p>
<p>L’abusivo sceglie i posti di maggior traffico pedonale e veicolare, così, oltre alle aree della pescheria, lo storico mercato del pesce, e della stessa fiera di piazza Carlo Alberto, il fenomeno coinvolge arterie importanti come via Dusmet, il corso che fiancheggia gli Archi della marina e principale via di entrata della città dalla parte sud; via del Rotolo, nella zona del lungomare, famosa per i suoi paninari; via Plebiscito, con i venditori di carne di cavallo del quartiere Antico Corso; Corso Sicilia, galleria di merce contraffatta venduta dai senegalesi; e la periferia, come i quartieri di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Picanello" target="_blank">Picanello</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Librino" target="_blank">Librino</a>, dove gli ambulanti non autorizzati agiscono indisturbati.</p>
<p>In pescheria i banchi si trovano sotto il tunnel delle mura di Carlo V, in Piazza Alonzo di Benedetto e in Piazza Pardo. C’è un settore più ordinato nelle traverse, mentre nelle due piazze si violano le norme sanitarie e molti commercianti sono abusivi. Troppi i fili della luce che penzolano, in barba ad ogni norma di sicurezza, troppi i frigoriferi arrugginiti sotto l’arco e gli ombrelloni “posteggiati” in modo permanente. Gli stessi ombrelloni che impediscono ai turisti di fotografare monumenti importanti come la porta Carlo V.</p>
<h1><strong>“Arrusti e mangia”</strong></h1>
<p>A Catania l’“<a href="http://www.youtube.com/v/uUp7abq_RxA" rel="shadowbox;width=640;height=480" title="Arrusti e mangia">arrusti e mangia</a>” è una pratica popolare che ha travalicato indenne generazioni di cittadini e coinvolto gioiosamente ogni ceto. E’ molto semplice: il cibo, per lo più pezzi di carne genuina, viene semplicemente arrostito nel barbecue all’aperto e servito caldo caldo con pane “di casa”. Solo all’olio di oliva e agli odori viene concesso spazio in questo banchetto semplice ma succulento.</p>
<p>Ma ora l’“arrusti e mangia” è diventata roba per abusivi. Nella centralissima via Plebiscito, per strada, a ridosso dello smog, in banchetti del tutto improvvisati sui marciapiedi  e addossati alla vetrine dei negozi delle macellerie, non si potrebbe certo arrostire la carne. Eppure tutto questo avviene oramai da anni. Per lo più è quella di cavallo a finire nelle braci, e non sempre le fettine o le polpette equine sono di provenienza certificata e sana. Un bel problema in una città che conta tra le sue piaghe anche le <a href="http://osservatorioanimalista.wordpress.com/2009/11/30/operazione-morus-a-catania-anche-organizzazione-di-corse-clandestine-cavalli/" target="_blank">corse clandestine</a>, spesso guidate dalla criminalità organizzata, e la conseguente macellazione delle bestie altrettanto carbonara.</p>
<p>Gli abusivi occupano il suolo pubblico senza pagarlo, affumicano i passanti, intralciano il traffico e non emettono scontrini fiscali. E le macellerie che si improvvisano fast food all’aperto non possiedono la licenza per fare tutto questo.</p>
<p>Ogni tanto le forze dell’ordine denunciano e l’indomani delle operazioni i risultati si leggono sui giornali. Ma nella realtà niente cambia. L’“arrusti mangia” di via Plebiscito resiste, dall’ora di pranzo sino a notte fonda.</p>
<p><strong> Paninari ad oltranza</strong></p>
<p>I paninari di via del Rotolo dovrebbero lavorare, in base alla norma, dalle ore diciannove all’una di notte con un’ora di tolleranza per lo smontaggio del furgone. La maggior parte, però, non sposta il mezzo, non rispetta gli orari e molti hanno addirittura camion senza le ruote.</p>
<p><strong>Secondo la Confesercenti di Catania, alla pescheria sono presenti circa 400 commercianti regolari e 200 irregolari, mentre alla fiera ci sono 800 autorizzati e 400 illegali. Inoltre, la <a href="http://www.confcommercio.ct.it/" target="_blank">Confcommercio </a>stima che ci sono più di mille abusivi che girano per la città. Tra i commercianti in possesso dell’autorizzazione il 40% sono regolari, un altro 40% non sono in regola con le tasse e il 20%, disperato, cede l’attività e sceglie la via dell’abusivismo.</strong></p>
<p><em>«A causa della crisi</em> – dichiara Enza Lombardo, presidente della Confesercenti, che da 28 anni si occupa di abusivismo –<em> alcuni regolari vendono le licenze e diventano abusivi. Ma l’abusivismo dilagante fa aumentare la crisi: è un circolo vizioso». </em></p>
<p>Secondo la Lombardo il problema è anche culturale:<em> «Bisogna far capire a chi compra dagli abusivi, con la convinzione di risparmiare o di non fare niente di male, che alimenta l’illegalità e non risparmia affatto, perché se l’abusivo è un evasore fiscale le sue tasse le paga la collettività e chi si serve da lui». </em>Ma soprattutto, il presidente della Confesercenti chiama in causa l’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Stancanelli <em>«che si vanta di contrastare il fenomeno ma non agisce con concretezza».</em></p>
<p>Anche Salvatore Verzì, vice comandante dei vigili urbani e responsabile del reparto Annona (al momento in attesa di prepensionamento e <a href="http://www.cataniaomnia.it/meteo/10329-catania" target="_blank">costretto dal Comune di Catania alle ferie forzate</a>)  è arrabbiato. Si sente messo da parte e lotta per far valere i suoi diritti. Ci spiega il mondo degli abusivi catanesi. Ma, soprattutto, le responsabilità attribuibili all’amministrazione comunale. Verzì, da una vita impegnato nella lotta agli abusivi, è molto duro nella sua analisi: <strong><em>«Gli ambulanti nel loro complesso</em> – dice Verzì –<em> spostano circa 30.000 voti, </em></strong><em>numeri appetibili per il voto di scambio. Tutti i sindaci candidati, da quelli di centrosinistra a quelli di centrodestra, sono andati ai mercati a chiedere voti e appena eletti sono andati a ringraziare. Ecco perché c’è questa ritrosia, e questa discordanza tra quello che si dice e quello che poi si fa. Non a caso, quando la polizia municipale si muove davvero, i politici storcono il naso. E scattano le epurazioni». </em></p>
<p><em>«I controlli sono sporadici</em>», aggiunge  Enza Lombardo<em>, </em>confermando di fatto la tesi di Verzì.<em> «I vigili urbani spesso vengono minacciati, quindi fanno i verbali ai titolari e lasciano impuniti gli abusivi. Succede anche con la Guardia di finanza che multa chi ha la licenza e non fa lo scontrino, giustamente, ma non controlla quelli che esercitano abusivamente perché dice che non è compito suo».</em></p>
<p>Mentre secondo la Confcommercio e la Confesercenti, i commercianti regolari provano intolleranza e rabbia nei confronti degli abusivi, secondo l’esperienza ventennale di Verzì: <em>«Nei mercati capita che gli abusivi siano appoggiati dagli ambulanti regolari. In piazza Carlo Alberto gli abusivi del viale centrale sono tutti collegati con i regolari, altrimenti non gli permetterebbero di stare davanti al loro posto».</em></p>
<p><em> </em><strong>Il caso di Corso Sicilia</strong></p>
<p><em> </em>Punti di vista diversi, o realtà complessa?</p>
<p>Il “caso” corso Sicilia è sotto gli occhi di tutti. Da anni la via delle banche e degli affari è diventata un enorme bazar. Sotto i portici c’è di tutto. Decine di tavolini apri e chiudi che in un battibaleno si trasformano in mini scaffali di finte scarpe Hogan, finte magliette Burberry, finti giubbotti Belstaff. Le borse dalle griffe false  sono di una certa qualità e sono sistemate per terra, sui marciapiedi, su ingombranti teloni che rendono difficile persino il passaggio dei pedoni. Sono borse che somigliano moltissimo alle Prada, Vuitton,  Fendi originali. Un singolo pezzo può costare sino a 150/200 euro e non è un caso. Molti pezzi replicano fedelmente i modelli più recenti. Le signore bene comprano spesso. Non è raro vederle contrattare con gli abusivi, soprattutto senegalesi, anche se sono moltissimi i venditori catanesi doc, che fanno loro compagnia.</p>
<p>Di recente la polizia – non l’Annona – ha sgomberato i venditori  senegalesi di Corso Sicilia. <em>«Loro non votano»</em>, fa notare Verzì e afferma che <em>«lo sgombero è un risultato parziale. Appena si allenterà il controllo, ritorneranno. Si dovrebbe indagare sulla merce contraffatta, che chiaramente non viene dal Senegal, ma è fornita da italiani. La loro attività è controllata dalla criminalità organizzata che alligna nei grandi mercati. Tant’è che il 30% circa delle concessioni regolari è intestato a donne: mogli, madri, figlie, sorelle, perché chi sta dietro non ha i requisiti morali richiesti dalla legge</em> (<a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/98114dl.htm" target="_blank">DL n. 114 del 31 marzo 1998</a>, ndr)<em>».</em></p>
<p><em> </em>L’abusivismo commerciale, poi,  alimenta anche altri reati come quello del <a href="http://www.addiopizzocatania.org/public/cmsms/" target="_blank">pizzo</a>: non si può infatti pensare che un abusivo che opera nell’illegalità possa denunciare i suoi estortori. Ma questa, è un’altra amara storia.</p>
<p><em>foto tratta da <a href="http://napolimotus.com/" target="_blank">napolimotus.com</a></em></p>
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		<title>Malapesca  L&#8217;ecomafia del pesce a Catania</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 22:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Campese</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Catania città di mare. La mafia, già da tempo, ha messo le mani su pesci, pescheria e mercati al dettaglio. Su tutto questo, una firma inquietante: quella del clan Santapaola. Esistono pure indagini ufficiali a riguardo, dichiarazioni della DDA, analisi approfondite della Lega antivivisezione. Ma se ne parla pochissimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Catania città di mare. La mafia, già da tempo, ha messo le mani su pesci, pescheria e mercati al dettaglio. Su tutto questo, una firma inquietante: quella del clan Santapaola. Esistono pure indagini ufficiali a riguardo, dichiarazioni della DDA, analisi approfondite della Lega antivivisezione. Ma se ne parla pochissimo.</p>
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<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><em>foto tratta da <a href="http://110ambiente.it/" target="_blank">110ambiente.it</a></em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"><br />
</span><em>Musica: “Ainavò”, tradizionale siciliano/elaborazione di Matilde Politi; arrangiamento di Onda Mediterranea &#8211; Matilde Politi, Lelio Giannetto, Stefano Zorzanello, Sandro Librio, Giuseppe Guarrella, Francesco Calandrino, Josè Mobilia. Produzione Curva Minore.</em><em><span style="font-family: Verdana,sans-serif;"></span></em></p>
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		<title>Precari in cattedra  Ricerca low cost all’università</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 22:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Catalano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scure sugli atenei italiani non risparmia  neppure Catania. Ecco come vivono i docenti precari, tra incertezze, vocazioni troncate e stipendi che oscillano tra i tre e cinquemila euro l’anno. A voi tutte le cifre della crisi etnea. E un racconto di vita che spiega molto di più di quanto facciano i numeri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La scure sugli atenei italiani non risparmia  neppure Catania. Ecco come vivono i docenti precari, tra incertezze, vocazioni troncate e stipendi che oscillano tra i tre e cinquemila euro l’anno. A voi tutte le cifre della crisi etnea. E un racconto di vita che spiega molto di più di quanto facciano i numeri.</p>
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<p>foto da <a href="http://www.inviatospeciale.com">inviatospeciale.com</a></p>
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		<title>Aspetta e&#8230;xperia.</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 11:20:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Battaglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si può raccontare un pezzo di Catania con una successione di foto? Si. In questa galleria di immagini trovate la cronaca dello sgombero del Centro sociale occupato Experia di via Plebiscito. Guardate le facce degli occupanti, i manganelli, i caschi blu ma anche i giorni del dopo cacciata. Ci troverete un pezzo della nostra storia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si può raccontare un pezzo di Catania con una successione di foto? Si. In questa galleria di immagini trovate la cronaca dello sgombero del Centro sociale occupato Experia di via Plebiscito. Guardate le facce degli occupanti, i manganelli, i caschi blu ma anche i giorni del dopo cacciata. Ci troverete un pezzo della nostra storia.<br />

<a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/01-C.S.O.-Experia.jpg' rel='shadowbox[album-41];player=img;' title='01 C.S.O. Experia'><img width="150" height="150" src="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/01-C.S.O.-Experia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="01 C.S.O. Experia" title="01 C.S.O. Experia" /></a>
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<a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/C.S.O.-Experia-41.jpg' rel='shadowbox[album-41];player=img;' title='C.S.O. Experia (4)'><img width="150" height="150" src="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/C.S.O.-Experia-41-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="C.S.O. Experia (4)" title="C.S.O. Experia (4)" /></a>
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<a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/C.S.O.-Experia-91.jpg' rel='shadowbox[album-41];player=img;' title='C.S.O. Experia (9)'><img width="150" height="150" src="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/C.S.O.-Experia-91-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="C.S.O. Experia (9)" title="C.S.O. Experia (9)" /></a>
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<a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/C.S.O.-Experia-33.jpg' rel='shadowbox[album-41];player=img;' title='C.S.O. Experia (33)'><img width="150" height="150" src="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/C.S.O.-Experia-33-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="C.S.O. Experia (33)" title="C.S.O. Experia (33)" /></a>
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<a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/C.S.O.-Experia-38.jpg' rel='shadowbox[album-41];player=img;' title='C.S.O. Experia (38)'><img width="150" height="150" src="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/C.S.O.-Experia-38-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="C.S.O. Experia (38)" title="C.S.O. Experia (38)" /></a>
<a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/C.S.O.-Experia-39.jpg' rel='shadowbox[album-41];player=img;' title='C.S.O. Experia (39)'><img width="150" height="150" src="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/C.S.O.-Experia-39-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="C.S.O. Experia (39)" title="C.S.O. Experia (39)" /></a>
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</p>
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		<title>Piccoli pusher crescono I minori, la mafia, la speranza</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 21:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il capoluogo etneo ha un nuovo triste primato: è in vertice alla classifica nazionale in materia minori arrestati. I dati ufficiali che lo provano si riferiscono al 2008 e vengono da una fonte molto autorevole: il Centro di prima accoglienza di Catania gestito dal Ministero della Giustizia. Ma anche nel 2009 il trend è stato confermato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Catania è al primo posto in Italia per minori arrestati. I dati si riferiscono al 2008 e vengono da una fonte molto autorevole: il <a href="http://www.giustizia.catania.it/contenuti.aspx?p=M1049a04">Centro di prima accoglienza di Catania</a> gestito dal Ministero della Giustizia.</p>
<p>Negli uffici di via Franchetti si elaborano numeri, percentuali, tabelle. Anche studiare il fenomeno serve. I numeri parlano da soli: il numero di minori arrestati nel capoluogo etneo supera il 50% degli arrestati nel distretto di Corte d&#8217;Appello di Catania.</p>
<p>Mai, dal 1989 primo anno delle <a href="http://www.giustiziaminorile.it/">rilevazioni statistiche</a> nel CPA (Centro di prima accoglienza), si era verificata una situazione simile.  Un&#8217;area vasta che comprende tre province (<a title="Popolazione area competenza CPA - 2005" rel="shadowbox[tabellea-95];player=img;" href="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/popolazione_per_corteappello_2005.jpg">Catania, Siracusa, Ragusa</a>)<a title="Ingressi CPA 2005 con popolazione area competenza" rel="shadowbox[tabellea-95];player=img;" href="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/arresti_2005_per_abitante.jpg"></a>, dove vivono più di un milione e ottocentomila persone; a Catania gli abitanti sono poco più di trecento mila.</p>
<p>Com’è andata nel 2009? Tendenza confermata. I numeri ci arrivano in anteprima dal Centro: se nel 2008 gli arresti di minori catanesi sono stati <a title="Ingressi CPA Catania 2008 - 1" rel="shadowbox[tabellec-95];player=img;" href="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/ingressi_cpa_ct_08-1.jpg">108 su 197 totali</a>, nel 2009 si parla di <a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/ingressi_cpa_ct_09-1.jpg' rel='shadowbox[tabelleb-95];player=img;' title='Ingressi CPA Catania 2009 - 1'>92 catanesi su 166.</a><a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/ingressi_cpa_ct_09-2.jpg' rel='shadowbox[tabelleb-95];player=img;' title='Ingressi CPA Catania 2009 - 2'></a><br />
						<a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/ingressi_cpa_ct_09-3.jpg' rel='shadowbox[tabelleb-95];player=img;' title='Ingressi CPA Catania 2009 - 3'></a> Un dato che, come se non bastasse, ci colloca al primo posto a livello nazionale per minori arrestati in rapporto alla popolazione, e che è ancor più grave se si considera che nel resto d&#8217;Italia la maggioranza dei reati è commessa da minori stranieri. Qui si tratta di minori nati a Catania.</p>
<p>Parlando in termini di percentuali, gli arresti sono il 7,2% del totale italiano, in una città che conta lo 0,5% della popolazione nazionale.</p>
<p>Il numero bassissimo di recidivi (minori arrestati due volte), 11 nel 2008 e 5 nel 2009 in tutto il distretto di Corte d&#8217;Appello, e soprattutto il tipo di imputazioni, secondo una interpretazione dei dati suggerita da esponenti del CPA, rivela un’ emergenza sociale che si spiega con una sola parola: mafia.</p>
<h1><strong><em>Mi manda la mafia</em></strong></h1>
<p>Un ragazzino di 14 anni ruberebbe un&#8217;auto per se stesso?  E la droga da spacciare, dove se la procurerebbe? È la criminalità organizzata che manda i ragazzi tra i 14 e i 17 anni a rubare auto e soprattutto a spacciare droga, due imputazioni che insieme coprono oltre la metà del totale. E non a caso gli arrestati vengono per due terzi dai quartieri della periferia sud: San Giuseppe La Rena, 11%, San Cristoforo e Angeli Custodi, 26%, Librino e San Giorgio, 39%. Sono i quartieri di Catania dove lo spaccio di droga è una attività ben avviata, svolta sotto la luce del sole e non solo la sera al riparo da occhi indiscreti.</p>
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<p>«I dati sono inconfutabili, ma hanno una semplicissima spiegazione: è aumentata l&#8217;attenzione e l&#8217;asprezza verso i reati di droga, sono aumentate le retate, e quindi gli arresti», ci spiega la dottoressa Giuliana Gianino, volontaria Caritas, direttrice del Centro <a href="http://www.talitakumcatania.it">Talità Kum</a> a Librino; ma la Gianino è anche una studiosa, autrice nel 2007 del primo studio antropologico del quartiere, “<a href="http://issuu.com/giuliana.gianino/docs/librino_un_presente_per_quale_futuro">Librino, un presente per quale futuro?</a>” in collaborazione con l&#8217;università Cattolica di Milano.</p>
<p>«Quando si inaspriscono i controlli, vengono mandati a spacciare i ragazzini: chi accetta una borsa lavoro di 400 euro al mese quando per spacciare può guadagnarne dai <em>70 ai 250 al giorno</em>?».</p>
<p>Certo, c&#8217;è anche chi accetta gli aiuti legali, solo che il problema «è innanzitutto culturale». In una città abbandonata dalle istituzioni, l&#8217;istituzione che funziona è quella più presente sul territorio, quella che ti dà da vivere. «E’ capitato che i nostri bambini dalle finestre del Centro guardando fuori esclamassero “guarda, c&#8217;è papà a lavoro”, e papà era sotto il <a title="Hotel Librino - Documentario di Rosa Maria Di Natale parte 1" rel="shadowbox[videos-95];width=640;height=480" href="http://www.youtube.com/v/H2u5JZTLBIY">Palazzo di cemento</a><a title="Hotel Librino - Documentario di Rosa Maria Di Natale parte 2" rel="shadowbox[videos-95];width=640;height=480" href="http://www.youtube.com/v/Fnei1kPHs5w"></a> (il palazzo di viale Moncada 3 mai terminato dal Comune di Catania, abitato da 40 famiglie totalmente abusive e tristemente noto ai media e alle forze dell’ordine ndr)  a spacciare.». In un ambiente dove si vive di delinquenza, i piccoli pusher diventano i più invidiati dai coetanei, e idoli delle ragazzine. «Ultimamente è di moda una <a title="Marco Fabiani - Moncada 2" rel="shadowbox;width=640;height=480" href="http://www.youtube.com/v/LqHibKZANBk">canzone napoletana</a> sul Palazzo di cemento, descrive alla perfezione come stanno le cose, e i ragazzini la cantano in continuazione». Frasi come “U Stato &#8216;un fa mai niente pi tutta sta genti” sono non solo i versi di una canzone, ma una consapevolezza anche nei quattordicenni. Si nasce «in un contesto sociale che porta a delinquere». E qui emerge la più grande contraddizione dei quartieri come Librino: «chi abita dentro al quartiere e ha un contesto familiare sano, di solito non lo vive, lo usa solo per dormitorio», e non viene nemmeno sfiorato dall&#8217;esistenza di questo Stato parallelo. Stato parallelo che, la dottoressa Gianino non ha dubbi, è radicato e presente in tutta la città: «Un esempio di poco tempo fa: un ragazzino della zona è andato a rubare in un quartiere del centro, ma non è stato preso dalla polizia. È stato invece picchiato e infilato di peso in un camion, che poi lo ha lasciato sotto casa».  Non era la <em>sua</em> zona. Un controllo totale del territorio, che porta a forme di “previdenza sociale” anche per le famiglie dei minori arrestati «quando il ragazzo è in carcere, c&#8217;è comunque chi pensa alla sua famiglia». Le attività illecite avvengono prevalentemente a Librino e nelle altre periferie della zona sud della città, dove c&#8217;é sempre manovalanza in abbondanza, data la totale assenza istituzionale «Solo le scuole sono presenti», scuole primarie e secondarie di primo grado. Dai 14 anni in su, le scuole del territorio non possono fare più nulla, e chi vuole proseguire gli studi deve andare via dalla “città satellite” con i propri mezzi.</p>
<h1><strong><em>Il Comune? Non ha soldi per loro</em></strong></h1>
<p>Una fetta consistente del bilancio del comune di Catania è dedicato alle spese per i servizi sociali, ma queste sono insufficienti per un intervento efficace nel territorio. «I Servizi sociali dovrebbero intervenire per prevenire le situazioni di disagio, attualmente invece riusciamo solo a intervenire a posteriori». L&#8217;assessore ai Servizi Sociali del Comune di Catania Marco Belluardo sembra ben consapevole dei limiti dell&#8217;attuale gestione, che sono innanzitutto economici, ma non solo.</p>
<p>«Subito dopo le spese per il personale, vengono quelle per i servizi sociali. L&#8217;amministrazione comunale spende circa 8 milioni di euro l&#8217;anno per garantire a circa 950 minori sotto i 13 anni provenienti da famiglie indigenti il regime di semiconvitto negli Istituti educativi e assistenziali.». L&#8217;attuale sistema del semiconvitto però, non sembra essere efficace «perché l&#8217;assistenza dura fino alle 16: spesso i ragazzini dopo quell&#8217;orario si ritrovano per le strade, vanificando il lavoro svolto». Per funzionare, l&#8217;attività di assistenza dovrebbe passare dalla formula del semiconvitto a quella dei «centri diurni, dove i ragazzi possono restare fino alle ore 20».  A monte, si inserisce il problema dispersione scolastica, che non può essere monitorata al meglio, data l&#8217;assenza di una anagrafe scolastica efficace: viene calcolata in base al numero di iscritti non frequentanti, e non in base ai minori nella fascia d&#8217;età «è un problema che mi hanno segnalato molte scuole, e che deve risolvere l&#8217;assessorato alla Pubblica Istruzione. Dal canto nostro abbiamo cercato di risolverlo con degli accordi, che ci hanno permesso di incrociare i dati provenienti dall&#8217;Ufficio scolastico provinciale, dalla giustizia minorile, dall&#8217;Azienda sanitaria locale e dalle associazioni di volontariato». E i maggiori di 13 anni? L&#8217;altissimo rischio, come dimostrano i numeri, è che questi finiscano nel giro delle attività illecite non avendo alternative. Su questo aspetto le parole dell&#8217;assessore sembrano molto simili a quelle della dottoressa Gianino: «Le istituzioni sono assenti: occorre portare la città nelle periferie come Librino: trasporti, uffici, negozi, e scuole superiori. L&#8217;impegno però non può essere solo dell&#8217;amministrazione comunale, ma di tutti, dalla Prefettura alla Provincia, alla Questura. L&#8217;unico modo per sanare la situazione è una maggiore presenza nel territorio».</p>
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<p>foto tratta :da <a href="http://lastampa.it/" target="_blank">lastampa.it</a></p>
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		<title>On the road – Menz’a strada  Senza tetto di casa nostra</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 23:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmen Valisano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Catania non esiste un censimento ufficiale dei senzatetto. Ma per conoscere il volto degli “invisibili” basta ascoltare i racconti dei volontari che, giorno dopo giorno, notte dopo notte, assistono i meno fortunati assicurando loro cibo, medicine, calore umano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Catania non esiste un censimento ufficiale dei senzatetto. Ma per conoscere il volto degli “invisibili” basta ascoltare i racconti dei volontari che, giorno dopo giorno, notte dopo notte, assistono i meno fortunati assicurando loro cibo, medicine, calore umano.</em></p>
<h1><strong><em>A casa    di Pina</em></strong></h1>
<p>Pina    ha un’età indefinibile. Potrebbe avere cinquanta, o forse sessant’anni. Vive    da quando era una ragazzina dentro la Stazione centrale di Catania. Il suo    piccolo giaciglio fatto di cartoni, stoffa e plastica, rimediati chissà dove,    lo lascia solo per qualche tempo, ogni tanto; poi torna sempre lì. Si accende    una sigaretta e cammina incerta, trascinandosi dietro un paio di buste mentre    cerca continuamente con la mano il muro per reggersi. Indossa un maglione con    i colori delle Ferrovie dello Stato, ma le maniche sono ben rimboccate per non    impacciarle ulteriormente i movimenti. «<em>Nessuno sa perché abbia scelto proprio la Stazione    centrale come casa, non parla molto</em>» afferma incerta una dipendente    della Trenitalia. «<em>Magari le piace la    vista sul mare</em>». Nessuno sembra conoscere bene la sua storia. A    dire il vero nemmeno il suo nome – Pina – è sicuro. Lei è una dei milioni di    volti anonimi, le storie che nessuno conosce. Una senzatetto.</p>
<p><a href="http://reporterin7giorni.step1.it/on-the-road-%e2%80%93-menz%e2%80%99a-strada-senza-tetto-di-casa-nostra"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Il    vuoto che circonda i clochard, per certi aspetti, smette di avere un valore    metaforico e prende sembianze fisiche.</p>
<p>A    Catania non esiste un censimento ufficiale, nessuna anagrafe che fotografi il    territorio nazionale e i suoi abitanti senza fissa dimora. L’Istat non ha mai    intrapreso un simile studio. La <a href="http://www.fondazionezancan.it/" target="_blank">Fondazione Zancan</a> – onlus che si    dedica a studi sociali e collabora con la <a href="http://www.caritasitaliana.it/" target="_blank">Caritas</a> –, ha realizzato    un’inchiesta che risale ormai a più di dieci anni fa. Numeri inservibili, al    giorno d’oggi. La <a href="http://www.fiopsd.org/" target="_blank">Fio.PSD</a> (Federazione    italiana degli organismi per le persone senza dimora) raccoglierà nell’arco    del 2010 i dati che riguardano i clochard per una pubblicazione che vedrà la    luce solo a fine anno; risultati parziali al momento non sono disponibili,    «<em>e non verranno nemmeno    rilasciati</em>», ci spiegano all’ufficio comunicazione.</p>
<p>Gli    unici ad avere il polso della situazione sono dunque coloro i quali ogni    giorno camminano affianco agli invisibili. E a Catania ce ne sono tanti.</p>
<h1><strong><em>La    marea di Rosarno</em></strong></h1>
<p>A    Catania sono quasi esclusivamente le associazioni di volontariato a prendersi    cura delle persone senza fissa dimora. La <a href="http://www.mercedecatania.org/index.htm" target="_blank">Commenda di San Tommaso</a> –    appartenente alla onlus Cavalieri della Mercede – offre a circa 120 assistiti    (tra saltuari e assidui) cure mediche, farmaci, vestiti e un posto dove    lavarsi. «<em>Ovviamente nei giorni in cui c’è    più freddo abbiamo più visite</em>» spiega la signora Lucia, la    segretaria dell’organizzazione.</p>
<p>Riccardo    Campochiaro invece offre assistenza legale gratuita al <a href="http://www.centroastalli.it/catania-centro-astalli.109.0.html" target="_blank">centro    Astalli</a> (la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati).    «<em>Ogni giorno arrivano da noi circa 25-30    persone per la doccia, quelli che tornano più spesso per gli altri servizi    sono 60-70. Mi occupo dell’assistenza legale quattro volte la settimana e    seguo una ventina di persone. Pressoché tutti richiedono asilo politico;    arrivano soprattutto da Costa d’Avorio, Niger, Mali… Africa subsahariana    occidentale, insomma. Poi ci sono anche alcuni somali ed eritrei, ma per loro    è più semplice avere il permesso, a causa della grave situazione umanitaria.    Per gli altri bisogna attendere e il più delle volte devono cercare rifugio in    strada</em>».</p>
<p>La    popolazione extracomunitaria tra i clochard a Catania – come del resto    sembrerebbe in tutta Italia – è predominante rispetto a quella locale. Anche    chi si rivolge alla Commenda di San Tommaso e al centro Astalli proviene da    paesi che non rientrano nei confini europei. «<em>Più della metà dei nostri assistiti è d’origine    straniera</em>» conferma la signora Lucia.</p>
<p>Secondo    padre Valerio di Trapani, direttore della <a href="http://www.caritascatania.it/" target="_blank">Caritas diocesana di Catania</a>, è già    difficile affibbiare l’etichetta di “senzatetto”: «<em>La situazione è in partenza difficilmente    valutabile. Mancano perfino i parametri che stabiliscano chi è senzatetto e    chi no</em>».</p>
<p><a href="http://www.caritascatania.it/pagine/help_center.htm" target="_blank">L’help center</a> della Caritas che sorge a ridosso della Stazione di Catania è gestito da    volontari e fornisce ogni giorno 150 pasti, non tutti riservati a persone    senza fissa dimora. La famigerata crisi ha colpito duramente chi era già in    condizioni precarie, così esiste anche chi è più povero tra i poveri.    Colazione, cena, assistenza legale e medica, il tutto rivolto ad un’utenza    quotidiana di circa 50 persone. Il servizio notturno garantisce l’allestimento    di due dormitori che offrono riparo a 75 persone, 50 uomini e 25 donne. A    dormire per strada, nei dintorni della Stazione, all’interno dell’aeroporto e    in varie parti della città erano fino a poco tempo fa 25 senzatetto. Dopo gli    <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rosarno#Scontri_di_Rosarno" target="_blank">avvenimenti</a> di <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/10/news/l_inferno_di_rosarno_e_i_suoi_responsabili-1894730/" target="_blank">Rosarno</a>,    e il conseguente spostamento straordinario di braccianti extracomunitari, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=UJW1xo5xaxE&amp;feature=player_embedded" rel="shadowbox[post-196];player=swf;width=640;height=385;" target="_blank">il    numero è aumentato</a>. «<em>Dalla Calabria    sono arrivate circa 50 persone</em>» conferma Padre Valerio. «<em>Di queste abbiamo potuto sistemarne solo due, gli    altri sono per strada. A loro si aggiungono anche i gruppi che dal nord Italia    si spostano verso sud. Vengono a Catania non per ragioni lavorative, ma per il    clima più mite</em>».</p>
<p><a href="http://reporterin7giorni.step1.it/on-the-road-%e2%80%93-menz%e2%80%99a-strada-senza-tetto-di-casa-nostra"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<h1><strong><em>Cause    diverse, effetti uguali</em></strong></h1>
<p><em> </em></p>
<p>«<em>Nella “caduta in strada” vi sono differenze per    quanto riguarda senzatetto italiani ed extracomunitari</em>» chiarisce    Gabriella Virgillito, direttore responsabile di <a href="http://www.telestrada.it/" target="_blank">Telestrada</a>, rivoluzionaria web tv, unica    nel suo genere in tutta Italia, animata da senza fissa dimora, volontari e    operatori. «<em>Per l’immigrato clandestino la    strada è una soluzione quasi fisiologica. Successivamente intervengono    concause che lo trattengono, ma è quasi normale non avere un posto dove andare    inizialmente. Per il senzatetto italiano le cause sono diverse. Gli effetti    però li accomunano, sono uguali per entrambi</em>».</p>
<h1><strong><em>Domani?    Casa?</em></strong></h1>
<p>In    tutto questo, il comune di Catania dov’è? «<em>Bella domanda</em>» risponde Gabriella    Virgillito. L’unico servizio fornito è il finanziamento ad un centro    d’accoglienza notturno gestito dai volontari del consorzio <a href="http://www.solcoct.coop/" target="_blank">Sol.Co.</a>, la rete di imprese sociali    siciliane.</p>
<p>Forse    sarà più proficua la collaborazione con la Provincia regionale. Un fondo per    le nuove povertà da 100mila euro e una “Locanda del buon samaritano”    dovrebbero permettere alla popolazione più povera della città di avere qualche    speranza di abbandonare la strada. «<em>Abbiamo ricevuto da poco l’approvazione al progetto    di ristrutturazione e ampliamento della struttura di via Santa    Maddalena</em>» annuncia il direttore della Caritas. L’edificio, in    pieno centro storico, al momento ospita il dormitorio femminile. Tra quattro    mesi dovrebbe diventare, secondo le intenzioni di Padre Valerio Di Trapani, un    centro di accoglienza sperimentale: «<em>Non    offriremo solo assistenza notturna d’emergenza, ma una residenza permanente    per 15 persone dove poter realizzare anche un processo di inserimento nel    mondo del lavoro attraverso    laboratori</em>».</p>
<p>Per    il momento i volontari continuano a girare per la città. «<em>Buonasera, vuole mangiare qualcosa? Serve una    coperta?</em>» chiedono ogni volta che scorgono un fagotto di cartone e    stracci. Corso Sicilia, Vulcania, Aeroporto, piazza Dante… La città è grande.</p>
<p>Una    nuova casa, promettono. Chissà se Pina abbandonerebbe il suo giaciglio a pochi    passi dai binari e dal mare…</p>
<p>foto tratta: <a href="http://icewines.myblog.it/" target="_blank">icewines.myblog.it</a></p>
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		<title>Meglio chiudere che pagare  Una storia di pizzo</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 23:58:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desirée Miranda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Catania il pizzo lo pagano tutti, o quasi. Fortunatamente c’è chi denuncia ancora, ribellandosi ai dettami della criminalità organizzata. Questa è la storia di Filippo Casella, della sua azienda e del suo coraggio. E anche di un fenomeno che stritola l’economia locale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Catania il pizzo lo pagano tutti, o quasi. Fortunatamente c’è chi denuncia ancora, ribellandosi ai dettami della criminalità organizzata. Questa è la storia di Filippo Casella, della sua azienda e del suo coraggio. E anche di un fenomeno che stritola l’economia locale.</p>
<p><a href="http://reporterin7giorni.step1.it/meglio-chiudere-che-pagare-una-storia-di-pizzo"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><em>foto tratta: <a href="http://sosimpresa.it/" target="_blank">sosimpresa.it</a></em></p>
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		<title>Stranieri (carta)bollati  La burocrazia anti integrazione</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 00:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Palumbo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nostra città è accogliente e multietnica. La nostra cultura è da sempre abituata agli stranieri. Ma la nostra burocrazia  è lenta e contro ogni logica di integrazione. Un viaggio tra le speranze, le vittorie, e la paura di non farcela dei “nostri “stranieri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nostra città è accogliente e multietnica. La nostra cultura è da sempre abituata agli stranieri. Ma la nostra burocrazia  è lenta e contro ogni logica di integrazione. Un viaggio tra le speranze, le vittorie, e la paura di non farcela dei “nostri “stranieri.</p>
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