A Librino, quartiere difficile dove la criminalità la fa da padrona, ci sono le associazioni di volontariato a offrire speranza e nuove opportunità ai giovani. Voci e volti dalla periferia più a sud di Catania.
Pensare che il quartiere di Librino inizi e finisca con il tristemente celebre “palazzo di cemento” di viale Moncada, simbolo di abbandono e di degrado della periferia, sarebbe un errore. Eppure sono in molti a pensarla così. In molti, ad esempio, ignorano che a pochi passi da quel monumento al disagio esistono realtà che combattono ogni giorno proprio quel male di vivere del quartiere a sud di Catania. Ci riferiamo ai centri per ragazzi Iqbal Masih e Talità Kum, alla squadra di rugby I Briganti, e al mensile La periferica.
Il livello d’istruzione dei giovani di Librino è spesso molto basso, ma in questi luoghi dell’impegno i ragazzi imparano a sognare un futuro migliore, non per forza straordinario: alcuni immaginano di fare mestieri semplici, tradizionali; nessuno sogna di voler fare la cantante o l’astronauta. Non a caso il recupero scolastico è alla base delle attività dei due centri. La socializzazione e l’educazione, però, avvengono soprattutto attraverso attività ludiche che vanno dallo sport alla pittura, dal canto al ballo.
Il sogno di questi volontari è riuscire a diventare uno stimolo per tutto il quartiere, adulti compresi. Con un augurio in fondo all’anima: che attraverso l’entusiasmo degli animatori e dei loro piccoli, Librino impari a vivere serenamente il quartiere, consapevole del suo pieno diritto a far parte della città di Catania.
foto tratta da www.laperiferica.it











