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	<title>Sette giorni da Reporter per Catania &#187; Fio.PSD</title>
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	<description>ELEVEN catania - Inchiesta collettiva a 11 voci</description>
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		<title>On the road – Menz’a strada  Senza tetto di casa nostra</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 23:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmen Valisano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Catania non esiste un censimento ufficiale dei senzatetto. Ma per conoscere il volto degli “invisibili” basta ascoltare i racconti dei volontari che, giorno dopo giorno, notte dopo notte, assistono i meno fortunati assicurando loro cibo, medicine, calore umano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Catania non esiste un censimento ufficiale dei senzatetto. Ma per conoscere il volto degli “invisibili” basta ascoltare i racconti dei volontari che, giorno dopo giorno, notte dopo notte, assistono i meno fortunati assicurando loro cibo, medicine, calore umano.</em></p>
<h1><strong><em>A casa    di Pina</em></strong></h1>
<p>Pina    ha un’età indefinibile. Potrebbe avere cinquanta, o forse sessant’anni. Vive    da quando era una ragazzina dentro la Stazione centrale di Catania. Il suo    piccolo giaciglio fatto di cartoni, stoffa e plastica, rimediati chissà dove,    lo lascia solo per qualche tempo, ogni tanto; poi torna sempre lì. Si accende    una sigaretta e cammina incerta, trascinandosi dietro un paio di buste mentre    cerca continuamente con la mano il muro per reggersi. Indossa un maglione con    i colori delle Ferrovie dello Stato, ma le maniche sono ben rimboccate per non    impacciarle ulteriormente i movimenti. «<em>Nessuno sa perché abbia scelto proprio la Stazione    centrale come casa, non parla molto</em>» afferma incerta una dipendente    della Trenitalia. «<em>Magari le piace la    vista sul mare</em>». Nessuno sembra conoscere bene la sua storia. A    dire il vero nemmeno il suo nome – Pina – è sicuro. Lei è una dei milioni di    volti anonimi, le storie che nessuno conosce. Una senzatetto.</p>
<p><a href="http://reporterin7giorni.step1.it/on-the-road-%e2%80%93-menz%e2%80%99a-strada-senza-tetto-di-casa-nostra"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Il    vuoto che circonda i clochard, per certi aspetti, smette di avere un valore    metaforico e prende sembianze fisiche.</p>
<p>A    Catania non esiste un censimento ufficiale, nessuna anagrafe che fotografi il    territorio nazionale e i suoi abitanti senza fissa dimora. L’Istat non ha mai    intrapreso un simile studio. La <a href="http://www.fondazionezancan.it/" target="_blank">Fondazione Zancan</a> – onlus che si    dedica a studi sociali e collabora con la <a href="http://www.caritasitaliana.it/" target="_blank">Caritas</a> –, ha realizzato    un’inchiesta che risale ormai a più di dieci anni fa. Numeri inservibili, al    giorno d’oggi. La <a href="http://www.fiopsd.org/" target="_blank">Fio.PSD</a> (Federazione    italiana degli organismi per le persone senza dimora) raccoglierà nell’arco    del 2010 i dati che riguardano i clochard per una pubblicazione che vedrà la    luce solo a fine anno; risultati parziali al momento non sono disponibili,    «<em>e non verranno nemmeno    rilasciati</em>», ci spiegano all’ufficio comunicazione.</p>
<p>Gli    unici ad avere il polso della situazione sono dunque coloro i quali ogni    giorno camminano affianco agli invisibili. E a Catania ce ne sono tanti.</p>
<h1><strong><em>La    marea di Rosarno</em></strong></h1>
<p>A    Catania sono quasi esclusivamente le associazioni di volontariato a prendersi    cura delle persone senza fissa dimora. La <a href="http://www.mercedecatania.org/index.htm" target="_blank">Commenda di San Tommaso</a> –    appartenente alla onlus Cavalieri della Mercede – offre a circa 120 assistiti    (tra saltuari e assidui) cure mediche, farmaci, vestiti e un posto dove    lavarsi. «<em>Ovviamente nei giorni in cui c’è    più freddo abbiamo più visite</em>» spiega la signora Lucia, la    segretaria dell’organizzazione.</p>
<p>Riccardo    Campochiaro invece offre assistenza legale gratuita al <a href="http://www.centroastalli.it/catania-centro-astalli.109.0.html" target="_blank">centro    Astalli</a> (la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati).    «<em>Ogni giorno arrivano da noi circa 25-30    persone per la doccia, quelli che tornano più spesso per gli altri servizi    sono 60-70. Mi occupo dell’assistenza legale quattro volte la settimana e    seguo una ventina di persone. Pressoché tutti richiedono asilo politico;    arrivano soprattutto da Costa d’Avorio, Niger, Mali… Africa subsahariana    occidentale, insomma. Poi ci sono anche alcuni somali ed eritrei, ma per loro    è più semplice avere il permesso, a causa della grave situazione umanitaria.    Per gli altri bisogna attendere e il più delle volte devono cercare rifugio in    strada</em>».</p>
<p>La    popolazione extracomunitaria tra i clochard a Catania – come del resto    sembrerebbe in tutta Italia – è predominante rispetto a quella locale. Anche    chi si rivolge alla Commenda di San Tommaso e al centro Astalli proviene da    paesi che non rientrano nei confini europei. «<em>Più della metà dei nostri assistiti è d’origine    straniera</em>» conferma la signora Lucia.</p>
<p>Secondo    padre Valerio di Trapani, direttore della <a href="http://www.caritascatania.it/" target="_blank">Caritas diocesana di Catania</a>, è già    difficile affibbiare l’etichetta di “senzatetto”: «<em>La situazione è in partenza difficilmente    valutabile. Mancano perfino i parametri che stabiliscano chi è senzatetto e    chi no</em>».</p>
<p><a href="http://www.caritascatania.it/pagine/help_center.htm" target="_blank">L’help center</a> della Caritas che sorge a ridosso della Stazione di Catania è gestito da    volontari e fornisce ogni giorno 150 pasti, non tutti riservati a persone    senza fissa dimora. La famigerata crisi ha colpito duramente chi era già in    condizioni precarie, così esiste anche chi è più povero tra i poveri.    Colazione, cena, assistenza legale e medica, il tutto rivolto ad un’utenza    quotidiana di circa 50 persone. Il servizio notturno garantisce l’allestimento    di due dormitori che offrono riparo a 75 persone, 50 uomini e 25 donne. A    dormire per strada, nei dintorni della Stazione, all’interno dell’aeroporto e    in varie parti della città erano fino a poco tempo fa 25 senzatetto. Dopo gli    <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rosarno#Scontri_di_Rosarno" target="_blank">avvenimenti</a> di <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/10/news/l_inferno_di_rosarno_e_i_suoi_responsabili-1894730/" target="_blank">Rosarno</a>,    e il conseguente spostamento straordinario di braccianti extracomunitari, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=UJW1xo5xaxE&amp;feature=player_embedded" rel="shadowbox[post-196];player=swf;width=640;height=385;" target="_blank">il    numero è aumentato</a>. «<em>Dalla Calabria    sono arrivate circa 50 persone</em>» conferma Padre Valerio. «<em>Di queste abbiamo potuto sistemarne solo due, gli    altri sono per strada. A loro si aggiungono anche i gruppi che dal nord Italia    si spostano verso sud. Vengono a Catania non per ragioni lavorative, ma per il    clima più mite</em>».</p>
<p><a href="http://reporterin7giorni.step1.it/on-the-road-%e2%80%93-menz%e2%80%99a-strada-senza-tetto-di-casa-nostra"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<h1><strong><em>Cause    diverse, effetti uguali</em></strong></h1>
<p><em> </em></p>
<p>«<em>Nella “caduta in strada” vi sono differenze per    quanto riguarda senzatetto italiani ed extracomunitari</em>» chiarisce    Gabriella Virgillito, direttore responsabile di <a href="http://www.telestrada.it/" target="_blank">Telestrada</a>, rivoluzionaria web tv, unica    nel suo genere in tutta Italia, animata da senza fissa dimora, volontari e    operatori. «<em>Per l’immigrato clandestino la    strada è una soluzione quasi fisiologica. Successivamente intervengono    concause che lo trattengono, ma è quasi normale non avere un posto dove andare    inizialmente. Per il senzatetto italiano le cause sono diverse. Gli effetti    però li accomunano, sono uguali per entrambi</em>».</p>
<h1><strong><em>Domani?    Casa?</em></strong></h1>
<p>In    tutto questo, il comune di Catania dov’è? «<em>Bella domanda</em>» risponde Gabriella    Virgillito. L’unico servizio fornito è il finanziamento ad un centro    d’accoglienza notturno gestito dai volontari del consorzio <a href="http://www.solcoct.coop/" target="_blank">Sol.Co.</a>, la rete di imprese sociali    siciliane.</p>
<p>Forse    sarà più proficua la collaborazione con la Provincia regionale. Un fondo per    le nuove povertà da 100mila euro e una “Locanda del buon samaritano”    dovrebbero permettere alla popolazione più povera della città di avere qualche    speranza di abbandonare la strada. «<em>Abbiamo ricevuto da poco l’approvazione al progetto    di ristrutturazione e ampliamento della struttura di via Santa    Maddalena</em>» annuncia il direttore della Caritas. L’edificio, in    pieno centro storico, al momento ospita il dormitorio femminile. Tra quattro    mesi dovrebbe diventare, secondo le intenzioni di Padre Valerio Di Trapani, un    centro di accoglienza sperimentale: «<em>Non    offriremo solo assistenza notturna d’emergenza, ma una residenza permanente    per 15 persone dove poter realizzare anche un processo di inserimento nel    mondo del lavoro attraverso    laboratori</em>».</p>
<p>Per    il momento i volontari continuano a girare per la città. «<em>Buonasera, vuole mangiare qualcosa? Serve una    coperta?</em>» chiedono ogni volta che scorgono un fagotto di cartone e    stracci. Corso Sicilia, Vulcania, Aeroporto, piazza Dante… La città è grande.</p>
<p>Una    nuova casa, promettono. Chissà se Pina abbandonerebbe il suo giaciglio a pochi    passi dai binari e dal mare…</p>
<p>foto tratta: <a href="http://icewines.myblog.it/" target="_blank">icewines.myblog.it</a></p>
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