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	<title>Sette giorni da Reporter per Catania &#187; spaccio</title>
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	<description>ELEVEN catania - Inchiesta collettiva a 11 voci</description>
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		<title>Piccoli pusher crescono I minori, la mafia, la speranza</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 21:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leandro Perrotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il capoluogo etneo ha un nuovo triste primato: è in vertice alla classifica nazionale in materia minori arrestati. I dati ufficiali che lo provano si riferiscono al 2008 e vengono da una fonte molto autorevole: il Centro di prima accoglienza di Catania gestito dal Ministero della Giustizia. Ma anche nel 2009 il trend è stato confermato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Catania è al primo posto in Italia per minori arrestati. I dati si riferiscono al 2008 e vengono da una fonte molto autorevole: il <a href="http://www.giustizia.catania.it/contenuti.aspx?p=M1049a04">Centro di prima accoglienza di Catania</a> gestito dal Ministero della Giustizia.</p>
<p>Negli uffici di via Franchetti si elaborano numeri, percentuali, tabelle. Anche studiare il fenomeno serve. I numeri parlano da soli: il numero di minori arrestati nel capoluogo etneo supera il 50% degli arrestati nel distretto di Corte d&#8217;Appello di Catania.</p>
<p>Mai, dal 1989 primo anno delle <a href="http://www.giustiziaminorile.it/">rilevazioni statistiche</a> nel CPA (Centro di prima accoglienza), si era verificata una situazione simile.  Un&#8217;area vasta che comprende tre province (<a title="Popolazione area competenza CPA - 2005" rel="shadowbox[tabellea-95];player=img;" href="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/popolazione_per_corteappello_2005.jpg">Catania, Siracusa, Ragusa</a>)<a title="Ingressi CPA 2005 con popolazione area competenza" rel="shadowbox[tabellea-95];player=img;" href="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/arresti_2005_per_abitante.jpg"></a>, dove vivono più di un milione e ottocentomila persone; a Catania gli abitanti sono poco più di trecento mila.</p>
<p>Com’è andata nel 2009? Tendenza confermata. I numeri ci arrivano in anteprima dal Centro: se nel 2008 gli arresti di minori catanesi sono stati <a title="Ingressi CPA Catania 2008 - 1" rel="shadowbox[tabellec-95];player=img;" href="http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/ingressi_cpa_ct_08-1.jpg">108 su 197 totali</a>, nel 2009 si parla di <a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/ingressi_cpa_ct_09-1.jpg' rel='shadowbox[tabelleb-95];player=img;' title='Ingressi CPA Catania 2009 - 1'>92 catanesi su 166.</a><a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/ingressi_cpa_ct_09-2.jpg' rel='shadowbox[tabelleb-95];player=img;' title='Ingressi CPA Catania 2009 - 2'></a><br />
						<a href='http://reporterin7giorni.step1.it/wp-content/uploads/2010/01/ingressi_cpa_ct_09-3.jpg' rel='shadowbox[tabelleb-95];player=img;' title='Ingressi CPA Catania 2009 - 3'></a> Un dato che, come se non bastasse, ci colloca al primo posto a livello nazionale per minori arrestati in rapporto alla popolazione, e che è ancor più grave se si considera che nel resto d&#8217;Italia la maggioranza dei reati è commessa da minori stranieri. Qui si tratta di minori nati a Catania.</p>
<p>Parlando in termini di percentuali, gli arresti sono il 7,2% del totale italiano, in una città che conta lo 0,5% della popolazione nazionale.</p>
<p>Il numero bassissimo di recidivi (minori arrestati due volte), 11 nel 2008 e 5 nel 2009 in tutto il distretto di Corte d&#8217;Appello, e soprattutto il tipo di imputazioni, secondo una interpretazione dei dati suggerita da esponenti del CPA, rivela un’ emergenza sociale che si spiega con una sola parola: mafia.</p>
<h1><strong><em>Mi manda la mafia</em></strong></h1>
<p>Un ragazzino di 14 anni ruberebbe un&#8217;auto per se stesso?  E la droga da spacciare, dove se la procurerebbe? È la criminalità organizzata che manda i ragazzi tra i 14 e i 17 anni a rubare auto e soprattutto a spacciare droga, due imputazioni che insieme coprono oltre la metà del totale. E non a caso gli arrestati vengono per due terzi dai quartieri della periferia sud: San Giuseppe La Rena, 11%, San Cristoforo e Angeli Custodi, 26%, Librino e San Giorgio, 39%. Sono i quartieri di Catania dove lo spaccio di droga è una attività ben avviata, svolta sotto la luce del sole e non solo la sera al riparo da occhi indiscreti.</p>
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<p>«I dati sono inconfutabili, ma hanno una semplicissima spiegazione: è aumentata l&#8217;attenzione e l&#8217;asprezza verso i reati di droga, sono aumentate le retate, e quindi gli arresti», ci spiega la dottoressa Giuliana Gianino, volontaria Caritas, direttrice del Centro <a href="http://www.talitakumcatania.it">Talità Kum</a> a Librino; ma la Gianino è anche una studiosa, autrice nel 2007 del primo studio antropologico del quartiere, “<a href="http://issuu.com/giuliana.gianino/docs/librino_un_presente_per_quale_futuro">Librino, un presente per quale futuro?</a>” in collaborazione con l&#8217;università Cattolica di Milano.</p>
<p>«Quando si inaspriscono i controlli, vengono mandati a spacciare i ragazzini: chi accetta una borsa lavoro di 400 euro al mese quando per spacciare può guadagnarne dai <em>70 ai 250 al giorno</em>?».</p>
<p>Certo, c&#8217;è anche chi accetta gli aiuti legali, solo che il problema «è innanzitutto culturale». In una città abbandonata dalle istituzioni, l&#8217;istituzione che funziona è quella più presente sul territorio, quella che ti dà da vivere. «E’ capitato che i nostri bambini dalle finestre del Centro guardando fuori esclamassero “guarda, c&#8217;è papà a lavoro”, e papà era sotto il <a title="Hotel Librino - Documentario di Rosa Maria Di Natale parte 1" rel="shadowbox[videos-95];width=640;height=480" href="http://www.youtube.com/v/H2u5JZTLBIY">Palazzo di cemento</a><a title="Hotel Librino - Documentario di Rosa Maria Di Natale parte 2" rel="shadowbox[videos-95];width=640;height=480" href="http://www.youtube.com/v/Fnei1kPHs5w"></a> (il palazzo di viale Moncada 3 mai terminato dal Comune di Catania, abitato da 40 famiglie totalmente abusive e tristemente noto ai media e alle forze dell’ordine ndr)  a spacciare.». In un ambiente dove si vive di delinquenza, i piccoli pusher diventano i più invidiati dai coetanei, e idoli delle ragazzine. «Ultimamente è di moda una <a title="Marco Fabiani - Moncada 2" rel="shadowbox;width=640;height=480" href="http://www.youtube.com/v/LqHibKZANBk">canzone napoletana</a> sul Palazzo di cemento, descrive alla perfezione come stanno le cose, e i ragazzini la cantano in continuazione». Frasi come “U Stato &#8216;un fa mai niente pi tutta sta genti” sono non solo i versi di una canzone, ma una consapevolezza anche nei quattordicenni. Si nasce «in un contesto sociale che porta a delinquere». E qui emerge la più grande contraddizione dei quartieri come Librino: «chi abita dentro al quartiere e ha un contesto familiare sano, di solito non lo vive, lo usa solo per dormitorio», e non viene nemmeno sfiorato dall&#8217;esistenza di questo Stato parallelo. Stato parallelo che, la dottoressa Gianino non ha dubbi, è radicato e presente in tutta la città: «Un esempio di poco tempo fa: un ragazzino della zona è andato a rubare in un quartiere del centro, ma non è stato preso dalla polizia. È stato invece picchiato e infilato di peso in un camion, che poi lo ha lasciato sotto casa».  Non era la <em>sua</em> zona. Un controllo totale del territorio, che porta a forme di “previdenza sociale” anche per le famiglie dei minori arrestati «quando il ragazzo è in carcere, c&#8217;è comunque chi pensa alla sua famiglia». Le attività illecite avvengono prevalentemente a Librino e nelle altre periferie della zona sud della città, dove c&#8217;é sempre manovalanza in abbondanza, data la totale assenza istituzionale «Solo le scuole sono presenti», scuole primarie e secondarie di primo grado. Dai 14 anni in su, le scuole del territorio non possono fare più nulla, e chi vuole proseguire gli studi deve andare via dalla “città satellite” con i propri mezzi.</p>
<h1><strong><em>Il Comune? Non ha soldi per loro</em></strong></h1>
<p>Una fetta consistente del bilancio del comune di Catania è dedicato alle spese per i servizi sociali, ma queste sono insufficienti per un intervento efficace nel territorio. «I Servizi sociali dovrebbero intervenire per prevenire le situazioni di disagio, attualmente invece riusciamo solo a intervenire a posteriori». L&#8217;assessore ai Servizi Sociali del Comune di Catania Marco Belluardo sembra ben consapevole dei limiti dell&#8217;attuale gestione, che sono innanzitutto economici, ma non solo.</p>
<p>«Subito dopo le spese per il personale, vengono quelle per i servizi sociali. L&#8217;amministrazione comunale spende circa 8 milioni di euro l&#8217;anno per garantire a circa 950 minori sotto i 13 anni provenienti da famiglie indigenti il regime di semiconvitto negli Istituti educativi e assistenziali.». L&#8217;attuale sistema del semiconvitto però, non sembra essere efficace «perché l&#8217;assistenza dura fino alle 16: spesso i ragazzini dopo quell&#8217;orario si ritrovano per le strade, vanificando il lavoro svolto». Per funzionare, l&#8217;attività di assistenza dovrebbe passare dalla formula del semiconvitto a quella dei «centri diurni, dove i ragazzi possono restare fino alle ore 20».  A monte, si inserisce il problema dispersione scolastica, che non può essere monitorata al meglio, data l&#8217;assenza di una anagrafe scolastica efficace: viene calcolata in base al numero di iscritti non frequentanti, e non in base ai minori nella fascia d&#8217;età «è un problema che mi hanno segnalato molte scuole, e che deve risolvere l&#8217;assessorato alla Pubblica Istruzione. Dal canto nostro abbiamo cercato di risolverlo con degli accordi, che ci hanno permesso di incrociare i dati provenienti dall&#8217;Ufficio scolastico provinciale, dalla giustizia minorile, dall&#8217;Azienda sanitaria locale e dalle associazioni di volontariato». E i maggiori di 13 anni? L&#8217;altissimo rischio, come dimostrano i numeri, è che questi finiscano nel giro delle attività illecite non avendo alternative. Su questo aspetto le parole dell&#8217;assessore sembrano molto simili a quelle della dottoressa Gianino: «Le istituzioni sono assenti: occorre portare la città nelle periferie come Librino: trasporti, uffici, negozi, e scuole superiori. L&#8217;impegno però non può essere solo dell&#8217;amministrazione comunale, ma di tutti, dalla Prefettura alla Provincia, alla Questura. L&#8217;unico modo per sanare la situazione è una maggiore presenza nel territorio».</p>
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<p>foto tratta :da <a href="http://lastampa.it/" target="_blank">lastampa.it</a></p>
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